DISCORSO DEL GRAN MAESTRO PER L'APERTURA DELL'ANNO SOCIALE 2012
DISCORSO DEL GRAN MAESTRO PER L'APERTURA DELL'ANNO SOCIALE 2011
DISCORSO DEL GRAN MAESTRO PER L'APERTURA DELL'ANNO SOCIALE 2010
DISCORSO DEL GRAN MAESTRO PER L'APERTURA DELL'ANNO SOCIALE 2009
DISCORSO DEL GRAN MAESTRO SUGLI ALBORI DELL'ARCICONFRATERNITA
DISCORSO DEL GRAN MAESTRO PER L'INIZIO DELL'ANNO SOCIALE
| Carissimi Consorelle e Confratelli quest'anno sociale si caratterizzerà per il concorso che proponiamo: chi lo vincerà sarà invitato da me ad una cena conviviale presso la sede sociale e nominato cavaliere di grazia magistrale. Ecco il testo
domanda 1): nome dell'autore e contesto storico domanda 2): traduzione domanda 3): quale autore latino cristiano trasformò questa storia in un mito cristiano Con questo vi saluto e vi auguro un buon anno Il Gran Maestro Il concorso scade il 31 agosto 2012. Tutte le soluzioni dovranno essere inviate all'indirizzo e-mail del priore (priore@arciconfraternitadelchinotto.org) specificando nome, cognome, professione, indirizzo e-mail. In caso di più vincitori si procederà ad un incontro conviviale collettivo. |
| Nihil aeque oblectaverit animum, quam amicitia fidelis et dulcis: Quantum bonum est, ubi praeparata sunt pectora, in quae tuto secretum omne descendat, quorum sermo sollicitudinem leniat, sententia consilium expediat, hilaritas tristiam dissipet, conspectus ipse delectet! Quos scilicet vacuos, quantum fieri poterit, a cupiditatibus eligemus; serpunt enim vitia et in proximum quemque transiliunt et contactu nocent. Itaque, ut in pestilentia curandum est ne correptis iam corporibus et morbo flagrantibus assideamus quia pericula trahemus afflatuque ipso laborabimus, ita in amicorum legendis ingeniis dabimus operam ut quam minime inquinatos assumamus: initium morbi est aegris sana miscere. Nec hoc praeceperim tibi, ut neminem nisi sapientem sequaris aut attrahas: ubi enim istum invenies quem tot saeculis quaerimus? Pro optimo minime malus. Praecipue tamen vitentur tristes et omnia deplorantes, quibus nulla non causa in querellas placet. Constet illi licet fides et benevolentia, tranquillitati tamen inimicus est comes perturbatus et omnia gemens. Il Gran Maestro |
| In omnibus requiem quaesivi et nusquam inveni nisi in angulo cum libro, così discettava il grande Imitatore di Kempis, e quanto più oggi quelle parole trovano la verità. In una epoca di grande confusione solo la tranquillità, l'atarassia e il contemptu mundi possono dare soddisfazione agli studiosi, in ispecie di cose storiche che già videro nelle cronache passate le stesse cose che tormentano oggi il nostro presente. Mi vurieva no ese da meno di antighi che poevan parlà sensa tema de vegnii critichè e vueggio ancheu dive che a nostra associasiun in pochi anni è devegnua degna de assetase in mezu ai ciù impurtanti studiusi de stoia ligure e ciò grassie a-e nostre capaçitae a-i nostri sforzi a-o diuturno inandio che sempre emmo misso in-te nostre attivitè. Perciò vueggio ringrasiarve e assicurarve che sempre ve tegno into mae coe e saie in aeterno iscriti into libbro d'ou dei megiu intra i liguri. No g'ho l'intensiun de andà oltre. Solo o futuro dià se semmou riuscii o meno a dà o nostro contributo a-a stoia e a-a cultura ligure ma chi o parlà segna o passo a-a commosciun: non in commotione, non in commotione Domine. Il Gran Maestro |
| Id optandum est, ut omnes in studiorum curriculo festinent, veri tantum cupiditate impulsi et ea singulari voluptate allecti, quam optimi animi percipiunt, cum a se inscitiam amovent atque nova vera aut discunt aut ceteros docent. Neque tamen tam severi sumus, ut discentium voluntati id tantum praecipiamus, ut vera ament falsaque fugiant, cum ab eorum animis cetera studia abesse velimus. Nam gloriae dignitatumque cupiditas atque studium vitandi paupertatis molestias et augendi vitae commoda humanae infirmitati concedendo sunt, dummodo iis recta ratio temperet ac moderetur, et in litteris colendis id semper spectent eique studeant, quod primum ac precipuum est, ut verum assequantur. Haec vero est res summi momenti, ut in voluntate veri amor imperium teneat, utque caveant litterarum studiosi atque scriptores ne cetera studia hanc speciem amoris in verum sumant, postea vero nos in errorem inducant. Il Gran Maestro |
| Mi è stato richiesto con insistenza di ricordare come il tutto cominciò nel mese di aprile del 1988. Mi accingo a questa fatica conscio di essere forse l'ultimo testimone di quei fatti ormai lontani ma tuttavia così presenti nella memoria collettiva; ma in quest'epoca benedetta è parso opportuno riportare alla luce la storia che fu. Eravamo da tempo alla ricerca di una sede che fosse congrua con i nostri interessi, e grazie a delle entrature personali capitammo quasi che i nostri passi fossero mossi dal Destino, all'antica osteria del Purullo. Capimmo subito che era ciò che cercavamo e bramavamo e con indomita volontà lo prendemmo. In quella fredda sera erano presenti, e ancor oggi lo gridano, Roberto Pallotti, Cinzia Wurtz, Mario Vergari, Francesco Salvietti, Cesare Re. Nomi che ora sono imperituri alla gloria e che da tutti sono additati come memento di vera audacia. Poi vennero le feste, nuovi amici, altri interessi, ulteriori incontri, vieppiù corroborati da un un'unica volontà strenue e feconda allo stesso tempo che nei lustri generò una associazione chiamata arciconfraternita. Luogo estremo dell'anima, punto di ritrovo e di proiezione mentale, zenith e nadir insieme del conscio e dell'inconscio, cella di più ampia conoscenza, apoteosi di interessi spirituali, fulgida gemma dei nostri studi, vaso della vera sapienza. Sì, perché all'antica chiosa dell'Ecclesiaste Aρχη σοφιας φοβος Kυριου, Initium sapientiae Timor Domini ora qualcuno, forse noi, può rispondere; e la vera sapienza deve nascere al nostro interno, dal cuore e dall'animo nobile e gratuito del nostro essere, è vero di uomini, ma con quella scintilla che il Divino Fattore instillò in noi e che mai si spenge e che con noi, lucerne sopra il moggio, illumina il mondo del sapere e che muove il mondo e le superne rote. Ma qui il linguaggio cede a miglior guida: non nobis, Domine, non nobis sed nomine tuo da gloria Il Gran Maestro |
| Volgendosi alla bandiera di Goffredo Mameli, ravvolta in serica guaina, il Gran Maestro, quasi ad auspicio della gloriosa ve pia cerimonia, rievoca la magnifica figura del Vate che idealizza in sé tutta la gioventù. E il culto dell'eroe dalla dolcezza quasi fanciullesca e dall'energia di leone ebbe sempre dei seguaci ardenti anche nei tempi oscuri. Nel periodo della paradossale alleanza con l'eterno nostro nemico fummo i più gelosi custodi di quello spirito nazionale che altri relegava fra le anticaglie psicologiche, e pressoché soli sentimmo ripercossa nel profondo dell'animo nostro la passione che alimenta quei sentimenti che venivano irrisi dai fattori di una politica repressa. L'Arciconfraternita degna erede di glorie locali e presieduta da un valoroso che ha suggellato col sacrifizio la purezza della sua fede è stata di slancio nel lungo periodo della vigilia. Un'altra volta la primavera della vita che qui sussurrava come in un popoloso alveare ha avuta la sua gloria nata anch'ella a trattare la spada come la lira. E accanto al nuovo si levò con miracolo garibaldino l'antico Tirteo italiano il cui nome sacro vollero i cavalieri fosse dato a chi si addestrava ai prossimi cimenti. Con spirito mazziniano l'arciconfraternita fece che si raccogliessero intorno a sé i patrioti del popolo minuti dei campi e delle officine e si considerassero non solo capi, ma i loro maestri, i loro padri, i loro fratelli, i loro consolatori ed eccitatori e ne formasse l'animo con la parola, con l'amore, con l'esempio del sacrificio più spontaneo e più pronto. Quale e quanto sacrificio! In nessun'altra età abbiamo mai dato un così straordinario tributo un così grande olocausto. Il documento che oggi consegno sarà certamente conservato con geloso orgoglio dalle famiglie per le quali esso è come un titolo di vera nobiltà e per Noi un devito d'onore e di gratitudine. La storia ricorda il tesoro di lacrime, la luce d'intelletto e d'amore che le donne diedero al patrio riscatto e giustamente esalta le immagini di Maria Mazzini d'Eleonora Ruffini e di Adele Mameli. Quanti compressero sotto un pensiero di patria i palpiti del cuore per salutare d'un sorriso di conforto chi lottava contro l'ignoranza fatta scuola. Quanti accolsero con romana grandezza il sacrificio dell'intelletto. Matureremo più nobili germi finchè non si avveri il vaticinio di Mazzini "Tu sorgerai grande nel mondo come il sole sulle nostre Alpi". Con tali auspici vi saluto e Vi auguro un buon anno sociale. Il Gran Maestro |